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Paestum

Foto: Norbert Nagel, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Prima di essere romana era greca: si chiamava Poseidonia, fondata verso il 600 a.C. da coloni di Sibari. I Lucani la presero nel 400 a.C., i Romani nel 273 a.C. e la ribattezzarono Paestum. Poi le rotte commerciali cambiarono, arrivò la palude, e la città fu abbandonata e dimenticata per un migliaio d’anni — che è il motivo per cui è arrivata fino a noi così com’era.

Quello che si vede sono tre templi dorici costruiti fra il 550 e il 450 a.C., in piedi, con le colonne al loro posto. Non sono ruderi: sono templi greci interi, e in Italia non ce n’è altrove di così. Restano anche le mura, l’anfiteatro e le strade lastricate.

Nel museo, dentro il sito, c’è la Tomba del Tuffatore: l’unico esempio di pittura funeraria greca figurata di quell’epoca giunto fino a noi. Vale da sola il viaggio.

Intorno c’è la piana dove si fa la mozzarella di bufala campana, e più giù il mare con le spiagge lunghe.

Come arrivarci: in auto, oppure in treno — la stazione di Paestum è sulla linea Napoli–Salerno–Reggio Calabria e sta appena fuori le mura antiche.

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