
Ci siamo saliti il 29 settembre 2016. Si arriva in auto attraversando il Parco Nazionale del Vesuvio, e già la strada regala il Golfo di Napoli da un’angolazione che non ti aspetti. Dal parcheggio parte il sentiero per la cima: fra mezz’ora e un’ora, a seconda del passo. Non è una scalata, ma è tutta salita su ghiaia vulcanica.
Man mano che si sale la vegetazione sparisce e resta la roccia. In cima ci si affaccia dentro il cratere: il Vesuvio è un vulcano attivo, dorme dal 1944, e dalle pareti escono ancora le fumarole. Vedere il vapore uscire dal terreno è il momento in cui capisci dove sei.
Da lassù si vede il Golfo, la penisola sorrentina e, se l’aria è pulita, Capri. E si vede Pompei, piccola, lì sotto: quello che è successo diventa improvvisamente una faccenda di distanze.






