
Ci siamo andati il 7 febbraio 2016, e camminare per quelle strade lastricate è come entrare nella giornata di qualcuno duemila anni fa.
Restano case, botteghe, spazi pubblici: si capisce come era organizzata una città romana, e si capisce che era organizzata bene. Colpiscono gli affreschi e i mosaici, l’anfiteatro, e i calchi in gesso delle vittime — quelli lasciano in silenzio.
È una visita che mette soggezione e rimette al loro posto un po’ di cose: la fragilità di tutto, e la forza di quello che ci sta sotto i piedi.
Da qui sono quindici minuti a piedi. Il che vuol dire una cosa pratica: quando aprono, sei già lì.



